Sicurezza informatica a Modena

Cybersecurity per le aziende di Modena e provincia

Fidem è una società italiana di sicurezza informatica con sede a Verona. Non abbiamo un ufficio a Modena: seguiamo le aziende modenesi da Verona, a poco più di un’ora di strada lungo l’A22 e l’A1, con lavoro da remoto per la parte continuativa e presenza in sede quando il tipo di intervento la richiede — un sopralluogo su rete di fabbrica, un’acquisizione forense, un incontro con la direzione.

Le richieste che arrivano da Modena hanno un profilo riconoscibile: frodi sui pagamenti ai fornitori, perizie informatiche per contenziosi, DPO esterno per chi tratta dati sanitari, vulnerability assessment su reti che collegano uffici e reparto produttivo. Questa pagina spiega come affrontiamo ciascuna, con i riferimenti ai servizi corrispondenti.

Cosa rende diverso il rischio informatico nel modenese

La provincia di Modena non è un tessuto produttivo generico. Quattro filiere concentrano gran parte del valore, e ciascuna porta un rischio informatico suo.

Automotive e Motor Valley. Tra Modena, Maranello e San Cesario sul Panaro si concentra una filiera di subfornitura meccanica che lavora per costruttori con requisiti di sicurezza delle informazioni molto formalizzati. Chi fornisce componenti o lavorazioni si trova spesso a dover dimostrare un livello di protezione documentato — nel mondo automotive lo standard di riferimento è TISAX, basato sul questionario VDA ISA. Non è una certificazione che rilasciamo noi, ma la preparazione tecnica (gestione degli accessi, segregazione della rete, gestione dei log, risposta agli incidenti) è esattamente il lavoro che facciamo.

Biomedicale di Mirandola. È uno dei distretti biomedicali più grandi d’Europa. Chi produce dispositivi e chi li distribuisce tocca dati sanitari, che il GDPR classifica all’articolo 9 come categoria particolare: trattamento più delicato, valutazioni d’impatto più frequenti, obbligo di DPO in molti casi.

Ceramica di Sassuolo. Impianti a ciclo continuo, forni e linee governati da sistemi di controllo industriale. Qui il danno principale di un incidente non è il dato sottratto: è il fermo impianto. La priorità si sposta sulla segmentazione tra rete d’ufficio e rete di produzione e sul ripristino.

Agroalimentare a denominazione. Parmigiano Reggiano, aceto balsamico e le altre DOP e IGP del territorio hanno un valore di marchio che vive anche online. Qui il tema è la protezione dell’identità digitale e del dominio email da chi li usa per spacciarsi per l’azienda.

Antiphishing e frodi sui pagamenti ai fornitori

È la richiesta più frequente che riceviamo da Modena, ed è coerente con un distretto che lavora con molti fornitori e molto export.

Lo schema è quasi sempre lo stesso. Un attaccante ottiene accesso alla casella di un fornitore — o registra un dominio che gli somiglia per un carattere — e si inserisce in una conversazione già avviata su una fornitura reale. Quando arriva il momento del pagamento comunica un cambio di IBAN, con un pretesto plausibile: verifica bancaria in corso, cambio di istituto, conto estero. Il bonifico parte verso il conto sbagliato. Questa famiglia di attacchi si chiama Business Email Compromise e non viene fermata da un antivirus, perché non contiene nulla di tecnicamente malevolo: è solo un messaggio scritto bene.

Le contromisure che mettiamo in campo lavorano su tre piani. Sul messaggio in ingresso: analisi di mittente, link, allegati e anomalie rispetto al comportamento abituale di quel corrispondente. Sul dominio dell’azienda: configurazione e monitoraggio continuo di SPF, DKIM e DMARC, perché nessuno possa spedire a nome vostro ai vostri clienti. Sulle persone: simulazioni controllate e formazione mirata a chi lavora su ciclo passivo e tesoreria, cioè chi materialmente inserisce le coordinate bancarie.

A questo si aggiunge una regola di processo che non costa tecnologia: nessuna variazione di IBAN viene eseguita sulla base di una email, mai, nemmeno se arriva dall’indirizzo giusto. Si verifica per telefono su un numero già in anagrafica.

Il servizio completo è descritto nella pagina Email Security, le simulazioni nella pagina Campagne Phishing.

Informatica forense e perizie informatiche a Modena

Le perizie che ci vengono chieste dal modenese nascono quasi sempre da un contenzioso civile o giuslavoristico, non da un attacco in corso: un tecnico che esce e porta con sé progetti e disegni, una contestazione con un fornitore su cosa è stato consegnato e quando, una verifica su documenti e comunicazioni da produrre in giudizio.

Il lavoro è scandito da passaggi precisi. Si parte dall’acquisizione in copia forense del supporto — disco, telefono, casella di posta, spazio cloud — con calcolo dei valori di hash e verbale di acquisizione. La catena di custodia viene documentata in ogni passaggio: è ciò che rende il reperto utilizzabile in giudizio, secondo l’impianto introdotto in Italia dalla Legge 48/2008 di ratifica della Convenzione di Budapest. L’analisi lavora poi sempre sulla copia, mai sull’originale. Il risultato è una relazione tecnica leggibile da un giudice e da un avvocato, non solo da un informatico, con allegati verificabili.

Interveniamo come consulente di parte (CTP) affiancando il legale, o su incarico diretto dell’azienda per una valutazione preliminare prima di decidere se procedere. Il dettaglio metodologico è nella pagina Digital Forensics.

DPO esterno per il biomedicale e la sanità

Chi produce dispositivi medici, chi gestisce studi clinici, chi eroga servizi sanitari o li supporta tratta dati che il GDPR colloca tra le categorie particolari dell’articolo 9. Questo cambia diverse cose: la base giuridica del trattamento, la necessità di valutazione d’impatto quando il trattamento è su larga scala, e in molti casi l’obbligo di designare un Data Protection Officer.

Per un’azienda di dimensione media nominare un DPO interno significa trovare una figura che abbia insieme competenza giuridica, competenza tecnica e indipendenza rispetto alle decisioni sui trattamenti — tre requisiti che raramente convivono in un organico già formato. Il DPO esterno risolve il conflitto di interessi per costruzione ed è la strada che seguiamo più spesso.

Il perimetro dell’incarico, i compiti e il rapporto con il Garante sono descritti nella pagina Data Protection Officer. Il tema più ampio della conformità è trattato in Consulenza GDPR.

Vulnerability assessment su reti che arrivano in produzione

In un’azienda manifatturiera il perimetro da verificare non finisce agli uffici. Le macchine utensili, i banchi di collaudo e le linee hanno quasi sempre un canale di teleassistenza del costruttore: una VPN, un router 4G, a volte un software di controllo remoto lasciato attivo dall’installazione. Sono accessi legittimi e utili, che però spesso nessuno ha censito, con credenziali condivise e nessun log di chi entra e quando.

Per questo un vulnerability assessment fatto bene in ambito industriale parte da una mappatura degli accessi remoti di terze parti, prosegue con la verifica di cosa sia effettivamente esposto su Internet, e controlla se rete d’ufficio e rete di produzione siano davvero separate o solo nominalmente su VLAN diverse. La scansione attiva sui sistemi di controllo industriale, quando c’è, si concorda e si programma: su un impianto a ciclo continuo non si improvvisa.

Metodo e deliverable sono descritti in Vulnerability Assessment. Quando serve verificare se una vulnerabilità è realmente sfruttabile, e non solo presente, si passa al Penetration Testing.

NIS2: l’effetto a catena sui fornitori modenesi

Molte aziende di Modena non rientrano direttamente nell’ambito della Direttiva NIS2, recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024. Ma un numero crescente di loro fornisce chi ci rientra: produttori del settore sanitario, utility, trasporti, grandi manifatture.

La direttiva chiede infatti alle organizzazioni in ambito di gestire il rischio della propria catena di fornitura. Il modo concreto in cui questo si traduce è contrattuale: questionari di sicurezza in fase di qualifica fornitore, clausole sulla notifica degli incidenti, richieste di evidenze su backup, gestione degli accessi e log. Chi non risponde in modo credibile viene semplicemente escluso dalla qualifica.

Il lavoro utile qui è arrivare preparati: sapere cosa si ha, chi accede a cosa, cosa si registra e in quanto tempo si ripristina. Il percorso è descritto in Adeguamento NIS2.

Come lavoriamo con un’azienda di Modena

Il primo passo è una conversazione, non un preventivo. Serve a capire cosa c’è — quanti sistemi, quanti fornitori con accesso, cosa è già in essere — e quale sia il problema che ha fatto nascere la telefonata.

Da lì il percorso tipico è: assessment del perimetro esposto, piano ordinato per rischio e non per catalogo, e poi la scelta se l’esercizio resta interno o passa a noi in modalità gestita. Si può partire da un perimetro ridotto — un servizio, una sede, un reparto — e allargare in seguito.

Operiamo anche nelle province limitrofe: Vicenza, Padova e naturalmente Verona, dove abbiamo sede. Per parlare con noi: Contatti.

Domande frequenti sulla sicurezza informatica a Modena

Fidem ha una sede a Modena?

No. La sede è a Verona. Seguiamo le aziende di Modena e provincia da lì: la parte continuativa dei servizi è erogata da remoto, mentre gli interventi che richiedono presenza — sopralluoghi su rete di fabbrica, acquisizioni forensi, incontri con la direzione — vengono svolti in sede del cliente. La distanza è di poco superiore all’ora di strada.

Come funziona una perizia informatica per un contenzioso a Modena?

Si parte dall’acquisizione in copia forense del supporto, con calcolo degli hash e verbale. La catena di custodia viene documentata in ogni passaggio, secondo l’impianto della Legge 48/2008. L’analisi lavora sulla copia e produce una relazione tecnica leggibile da avvocato e giudice. Interveniamo come consulente tecnico di parte o su incarico diretto dell’azienda.

La mia azienda fornisce un cliente soggetto a NIS2: cosa mi viene chiesto?

In genere non la conformità formale alla direttiva, ma evidenze: come gestite gli accessi, cosa registrate nei log, quali backup avete e in quanto tempo ripristinate, come notificate un incidente al cliente e in quali tempi. Arrivano sotto forma di questionario di qualifica fornitore o di clausola contrattuale.

Perché un antivirus non ferma la frode sul cambio IBAN?

Perché il messaggio non contiene nulla di tecnicamente malevolo: né allegato infetto né link a un sito noto. È testo credibile inserito in una conversazione reale. Si contrasta con analisi comportamentale del mittente, presidio di SPF, DKIM e DMARC sul dominio, formazione di chi gestisce i pagamenti e una regola di processo che vieta la variazione di IBAN su richiesta via email.