Sicurezza informatica a Milano

Cybersecurity per le organizzazioni milanesi

Fidem è una società italiana di sicurezza informatica con sede a Verona. A Milano non abbiamo un ufficio, e preferiamo dirlo subito: chi cerca un fornitore sotto casa per un intervento in giornata dovrebbe saperlo prima di scriverci.

Il modo in cui lavoriamo su Milano è diverso e funziona così: la parte continuativa — monitoraggio, gestione, analisi, riunioni operative — è erogata da remoto, che è anche il modo in cui viene erogata a un cliente a cinque chilometri da noi, perché un SOC non guarda una rete dalla finestra. Gli incontri e gli interventi che richiedono presenza si pianificano: un’ora e mezza lungo l’A4 è una trasferta programmabile, non un’emergenza.

Le richieste che riceviamo da Milano hanno un profilo diverso da quelle che arrivano dal Veneto o dall’Emilia. Qui non prevale la fabbrica: prevalgono direzioni di gruppo, servizi finanziari e studi professionali. Cambia la normativa di riferimento, cambia chi decide, cambia cosa c’è da proteggere.

Milano decide per perimetri che stanno altrove

È la caratteristica che più incide sul lavoro. Una quota rilevante delle organizzazioni che ci contattano da Milano ha in città la sede direzionale, mentre stabilimenti, magazzini, filiali e sistemi stanno in altre province o in altri Paesi.

Questo ha due conseguenze pratiche. La prima è che l’interlocutore — un CIO, un direttore finanziario, un responsabile compliance — deve poter rispondere di un perimetro che non vede, spesso ereditato da acquisizioni successive, con sistemi e fornitori diversi in ogni sede. La prima domanda utile non è quale tecnologia comprare: è che cosa abbiamo, davvero, e chi può entrarci.

La seconda è che la decisione di sicurezza a Milano è quasi sempre una decisione di gruppo: va motivata davanti al consiglio, retta in sede di audit, e sostenuta con documentazione. Il deliverable conta quanto l’intervento, perché è quello che resta e che viene mostrato.

Per questo su queste organizzazioni partiamo sempre da una ricognizione della superficie realmente esposta su Internet, che è l’unica cosa che si può misurare dall’esterno senza dipendere da ciò che qualcuno ricorda di avere. Il metodo è in Vulnerability Assessment.

DORA: il regolamento che a Milano cambia le priorità

Milano concentra banche, assicurazioni, società di gestione del risparmio, intermediari e fintech. Per tutti loro il riferimento non è la NIS2 ma il Regolamento (UE) 2022/2554, noto come DORA — Digital Operational Resilience Act — in applicazione dal 17 gennaio 2025.

DORA e NIS2 non si sommano liberamente: per le entità finanziarie DORA opera come disciplina speciale, e prevale sulle disposizioni generali nelle materie che regola. Sapere quale dei due si applica, e a cosa, è il primo chiarimento da fare — e non è sempre ovvio in un gruppo che ha dentro una società finanziaria e cinque che non lo sono.

Gli assi su cui DORA chiede evidenze sono quattro. La gestione del rischio ICT, con responsabilità che risalgono all’organo di amministrazione e non si fermano all’IT. La gestione e segnalazione degli incidenti, con classificazione di quelli gravi e tempi definiti. Il testing della resilienza operativa digitale, dove alle verifiche periodiche si aggiungono, per i soggetti individuati, test avanzati basati su minacce reali. E il rischio dei fornitori ICT terzi, con obblighi contrattuali puntuali e un registro degli accordi da tenere aggiornato.

Il nostro contributo sta sul piano tecnico: verifiche e test, raccolta e correlazione degli eventi per sostenere la segnalazione nei tempi, evidenze sui fornitori. Le attività corrispondenti sono descritte in Penetration Testing, Log Analysis e Threat Detection e SOC.

Se fornite una banca o un’assicurazione, DORA arriva anche a voi

È il punto che molte software house e società di servizi milanesi scoprono tardi. DORA disciplina esplicitamente il rischio derivante da terzi fornitori di servizi ICT: le entità finanziarie devono presidiarlo, e il modo in cui lo fanno è contrattuale.

Concretamente, al fornitore arrivano richieste che prima non arrivavano: clausole su diritti di accesso, ispezione e audit; obblighi di cooperazione durante i test; livelli di servizio e piani di uscita; tempi stringenti di notifica degli incidenti al cliente; evidenze su dove risiedono i dati e chi può accedervi; documentazione dei subfornitori, perché la catena va tracciata oltre il primo anello.

Non è conformità formale al regolamento — al fornitore non spetta — ma è la capacità di reggere l’istruttoria. Chi non la regge non viene sanzionato: viene sostituito in sede di rinnovo. Il lavoro utile consiste nel mettere in ordine accessi, registrazioni, ripristino e gestione degli incidenti prima che arrivi il questionario, non dopo.

Studi professionali: il segreto è il patrimonio

Milano ha una densità di studi legali, notarili, commercialisti e società di consulenza che non ha eguali in Italia. Il loro profilo di rischio è particolare: pochi dipendenti, nessun reparto IT, e in archivio informazioni il cui valore di mercato è altissimo — operazioni straordinarie non ancora annunciate, contenziosi, dati patrimoniali di persone e famiglie.

Due esposizioni ricorrono più di tutte. La prima è il dirottamento dei pagamenti: in una compravendita immobiliare o in un’operazione societaria l’attaccante si inserisce nello scambio di email tra studio, cliente e controparte e comunica coordinate bancarie diverse al momento giusto. Gli importi in gioco rendono il singolo tentativo redditizio, e lo scambio è pubblicamente prevedibile nei tempi.

La seconda è l’accesso alla casella: nello studio la posta non è un canale, è l’archivio. Chi vi entra ottiene anni di corrispondenza riservata, e spesso nessuno se ne accorge perché non viene toccato nulla — viene solo letto.

Le contromisure sono note e si applicano bene anche a organizzazioni piccole: autenticazione a più fattori senza eccezioni, presidio del dominio con SPF, DKIM e DMARC, registrazione degli accessi alle caselle perché un’intrusione silenziosa sia rilevabile, e una regola di processo che vieta la variazione di coordinate bancarie su richiesta via email. Il servizio è in Email Security, il presidio dell’identità in Digital Identity Protection.

Informatica forense a Milano: contenzioso societario e concorrenza sleale

Le perizie che ci vengono richieste dal foro milanese nascono in prevalenza da controversie commerciali e societarie: sottrazione di banche dati clienti da parte di chi esce per aprire un’attività concorrente, storno di dipendenti, contestazioni su cosa sia stato consegnato in un progetto, verifica di corrispondenza da produrre in giudizio.

Sul piano operativo la distanza incide meno di quanto si pensi, perché il lavoro si divide in due fasi con esigenze diverse. L’acquisizione richiede presenza fisica sul supporto — disco, telefono, server — e per quella ci si sposta: si concorda la data, si va, si acquisisce in copia forense con calcolo degli hash e verbale. L’analisi è invece lavoro di laboratorio, e si svolge sulla copia, non sull’originale: dove sia fisicamente il laboratorio è irrilevante purché la catena di custodia sia documentata, secondo l’impianto introdotto dalla Legge 48/2008.

Interveniamo come consulente tecnico di parte a supporto del legale, o su incarico diretto dell’azienda per una valutazione preliminare prima di decidere se procedere. Il metodo è descritto in Digital Forensics.

Protezione degli endpoint in un’organizzazione distribuita

Nelle organizzazioni milanesi il parco dispositivi ha quasi sempre tre caratteristiche insieme: è eterogeneo — sistemi operativi diversi, macchine ereditate da acquisizioni, dispositivi personali usati per lavoro; è mobile, perché il lavoro ibrido è la norma e i portatili escono dal perimetro ogni sera; ed è distribuito su più sedi con amministratori locali diversi.

In questo contesto l’antivirus tradizionale, che riconosce ciò che ha già visto, copre la parte meno interessante del problema. Serve la capacità di rilevare comportamenti anomali su una macchina che quella sera è collegata alla rete di casa, di isolarla da remoto quando serve senza aspettare che rientri in sede, e di sapere in ogni momento quali dispositivi esistono davvero — perché l’elenco reale è quasi sempre più lungo di quello in inventario.

Il servizio è descritto in Endpoint Protection; la componente di rilevazione interna in Defensio Sensor.

Come si parte

Con una videochiamata che serve a capire due cose: quale sia il perimetro reale e quale normativa si applichi davvero — DORA, NIS2, nessuna delle due, o DORA per una società del gruppo e NIS2 per un’altra. Da lì, un assessment di ciò che è esposto e un piano ordinato per rischio.

Seguiamo organizzazioni in tutta Italia. Le pagine dedicate agli altri territori: Roma, Padova, Vicenza, Modena e Verona, dove abbiamo sede. Per scriverci: Contatti.

Domande frequenti sulla sicurezza informatica a Milano

Fidem ha una sede a Milano?

No. La sede è a Verona, a circa un’ora e mezza lungo l’A4. I servizi continuativi — monitoraggio, gestione, analisi — sono erogati da remoto, che è la modalità normale anche per i clienti vicini. Gli incontri e gli interventi che richiedono presenza si pianificano con anticipo.

La mia azienda deve seguire DORA o NIS2?

Dipende dalla natura del soggetto. DORA, il Regolamento (UE) 2022/2554 in applicazione dal 17 gennaio 2025, si rivolge alle entità finanziarie e opera come disciplina speciale, prevalendo sulle regole generali nelle materie che disciplina. Nei gruppi misti la risposta può essere diversa da società a società: è il primo chiarimento da fare, prima di qualsiasi intervento tecnico.

Siamo fornitori ICT di una banca: cosa comporta DORA per noi?

Non la conformità formale al regolamento, che spetta all’entità finanziaria, ma la capacità di sostenerne le richieste contrattuali: diritti di accesso, ispezione e audit, cooperazione durante i test, livelli di servizio e piani di uscita, tempi stretti di notifica degli incidenti, evidenze su ubicazione dei dati e subfornitori. Chi non regge l’istruttoria viene sostituito al rinnovo.

Potete seguire una perizia informatica a Milano dalla sede di Verona?

Sì. L’acquisizione richiede presenza sul supporto e per quella ci spostiamo, con data concordata, copia forense, calcolo degli hash e verbale. L’analisi si svolge poi sulla copia ed è lavoro di laboratorio: la sua collocazione fisica è irrilevante, purché la catena di custodia sia documentata secondo l’impianto della Legge 48/2008.